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venerdì 20 gennaio 2012

EPONA


Questa era un'altra delle feste dedicate alla dea celtica dei cavalli , il cui culto era estremamente diffuso nella Gallia orientale e lungo la frontiera germanica. Epona era talmente popolare da essere onorata con festeggiamenti anche a Roma, fatto senza precedenti per una divinità gallica. In alcune occasioni era associata alle divinità madri celtiche e in Germania veniva raffigurata come tre volte tale (evidente simbologia in comune con Ecate e la sua triplicità).

Epona è per antonomasia la divinità femminile protettrice dei cavalli. Il suo nome deriva infatti dalla parola celtica "epos" che significa appunto "cavallo" (“epa” al femminile, cavalla).
Per i celti il cavallo era molto importante, al punto tale che essi non ne mangiavano per alcun motivo le carni ed Epona era una delle divinità più venerate, e tra le sue altre funzioni, conferiva la sovranità.
La "Dea dei cavalli" celtica racconta di un popolo dalla mentalità profonda, legato ad una concezione magica del creato e alla tradizione dei rituali druidici.

Il culto di Epona era diffuso soprattutto in Gallia e in Renania tra le tribù degli Edui, dei Lingoni e dei Treveri ma comparve anche in aree più remote come la Britannia e l'Iberia. Anche in Romania ed in Iugoslavia si sono trovate delle iscrizioni che la citano come divinità.
I re irlandesi celebravano una cerimonia della “nascita simbolica” da Epona sotto forma di un puledro bianco, durante le cerimonie di proclamazione della loro regalità. In altre cerimonie, gli stessi re si “coniugavano ritualmente” con la dea Epona nel matrimonio sacro, per completare il proprio potere.
Epona è l’unica dea celtica adottata dai romani. È possibile che la sua comparsa in Britannia sia collegata alla presenza delle truppe legionarie romane ma è, senza dubbio, una divinità celtica e si presuppone che le varie tribù celtiche della Britannia venerassero già da tempo una divinità femminile benigna, connessa con i cavalli ed il possesso di beni materiali, che era portatrice di salute e fecondità alle cavalle e donatrice di benessere ai semplici.

La dea poteva assumere l'aspetto di una donna, di una cavalla, oppure quello di un fiume in piena; le sue immagini compaiono in molti contesti celtici, ma ci sono molte variazione e localizzazioni. Infatti, se è vero che la sua adozione come dea romana ha contribuito a spargere il suo culto in tutto il territorio dell’Impero, il fatto stesso rappresenta un importante esempio dell’influenza celtica sulla civilizzazione romana: Epona era l'unica dea celtica importata ufficialmente a Roma dove ha avuto anche un suo onore un festival con grandi banchetti, il 18 dicembre.
Alcune epigrafi indicano che molti suoi devoti erano membri delle unità della cavalleria (nonostante normalmente fossero le divinità romane maschili ad essere associate ai cavalli e la cavalleria fosse certamente un dominio maschile a Roma). Infatti più che una “dea della cavalleria romana” era la protettrice di chiunque lavorasse o avesse rapporti d'affari concernenti i cavalli.
La dea comunque presiedeva soprattutto la salute e la fertilità degli animali. Montava lateralmente, alla maniera antica femminile e niente, nel linguaggio figurato, consente di definirla una divinità di guerra. Epona reggeva spesso oggetti di fertilità e nutrimento, piuttosto che armi: un piatto da cui un puledro si alimenta, della frutta o una cornucopia.
La Dea, rappresentata sempre in compagnia di uno o più cavalli, con ceste di grano o frutta ai suoi piedi, in alcune raffigurazioni portava appesa alla cintura una chiave come simbolo della sua capacità di aprire le porte dell'oltretomba e di favorire così la "rinascita".
Epona era associata anche all'acqua dei fiumi e al latte, nutrimento essenziale per i Celti ed - oltre che ai cavalli - agli asini, ai muli e ai buoi.

Il simbolo del cavallo con un cavaliere in groppa è uno psicopompo del viaggio finale delle anime.
Sia nel regno della vita che in quello della morte, Epona era un simbolo forte di indipendenza, di instinto e dell’unione delle capacità vitali di consolidamento e di intuito. Simbolizzava anche i caratteri dei cavalli come gioia di vivere, indipendenza e potenza di natura.
Epona è spesso associata alle dee Rhiannon del Galles e Macha dell’Irlanda: in tutte le leggende legate a queste due divinità sono ritratte le qualità eroiche femminili, pronte alla dedizione.
Ancora nel medioevo cristiano la figura di Epona era venerata come una “santa” protettrice dei cavalli mentre il simbolo del cavallo bianco è stato assorbito nell’iconografia cristiana come simbolo di purezza e, tuttora, molti santi sono raffigurati su cavalli bianchi.

* L’addomesticamento più antico del cavallo, se non emergono reperti precedenti, dovrebbe essere avvenuto circa 4.500 anni fa in Europa, ad opera dei pastori che abitavano l’attuale Ucraina, fra Polonia e Romania. A rivelare la data approssimativa, vi sono lì dei giacimenti in cui sono stati rinvenuti resti ossei di cavalli datati con il carbonio sepolti insieme a manufatti per cavalli, come per esempio un morso in corno di cervo.

L’iconografia
Come dea lunare, Epona è descritta spesso con una cornucopia, simbolo di abbondanza e di energia vitale. Spesso alimenta i cavalli con frutta, mais o particolarmente con mele.
Epona è sempre ritratta a fianco di almeno un cavallo, o sulla sua groppa. Spesso è con un gruppo di parecchi cavalli. Altre volte la si vede in compagnia di un puledro che mangia da una patera tra le sue mani o che dorme vicino agli zoccoli della cavalla da lei montata.
In altre immagini è descritta fra due cavallini che si alimentano da un piatto sul suo grembo. E’ comune che compaiano anche dei cani o degli uccelli che la seguono. Gli uccelli spesso erano tre, provenienti dall’aldilà, “dalla patria degli dei”, e la loro canzone aveva la forza magica di far risuscitare dalla morte e di guarire dalla tristezza e dal dolore.
A volte è nuda, a volte indossa un ampio mantello.
C’era un santuario dedicato a lei in Borgogna, una regione particolarmente ricca di sue immagini.
Una statua di Epona proveniente da Alesia nell’est della Francia (uno dei suoi centri di culto originari) è un esempio superbo del suo modo di montare lateralmente all’antica maniera femminile.
Ci sono inoltre statue che la mostrano insediata in un trono, con due puledri di lato (Epona da Schwarzenacker).
Spesso intorno alle sue immagini vi sono delle rose e sappiamo da Apuleio (L’asino d’oro) che le rose fresche venivano offerte sui suoi altari, che spesso erano all’interno delle scuderie.

Era venerata anche sotto l’aspetto di cavalla bianca, molto probabilmente perché il bianco è stato sempre considerato un colore "puro", con connotazioni spirituali profonde, ed anche perché nei cavalli era raro.
Il culto del cavallo certamente si era sparso in Gran-Bretagna dall'età del bronzo. La più famosa delle antiche raffigurazioni equine, il cavallo bianco di Uffington, è stato datata intorno 1400 a.C.



Questa figura intagliata in profondità nel gesso solido di una collina del Berkshire, descrive la sagoma stilizzata di un cavallo, unita ad elementi di uccello e di drago.
Molti ipotesi sono state fatte sulla provenienza di questa figura, alcune collegate ad una grande sconfitta dei danesi, ma soprattutto alle figure mitiche dei principi Hengist e Horsa ("stallone" e "cavalla"), tuttavia è possibile che il culto del cavallo fosse presente in questo luogo dal periodo neolitico.
Il cavallo di Uffington è abbastanza chiaramente femminile (come sono tutte le raffigurazioni antiche di cavalli bianchi in Britannia).


La devozione
La protezione degli equini non è il solo campo di azione di Epona. Come dea dei cavalli Epona aveva speciale forza e significato, era simbolo di regalità, d’importanza e valore materiale. Molte immagini la descrivono come dispensatrice di nutrimento e la cornucopia dell’abbondanza, che ricorre costantemente, estende il suo potere in tutti i campi della prosperità.
Inoltre ha grandi poteri terapeutici connessi con la sofferenza degli animali di cui è protettrice, ma anche con la protezione degli esseri umani che con gli stessi animali hanno frequentazioni.
Epona è sicuramente stata in origine una dea dei cavalli, ma la sua funzione, oggi, include i poteri delle acque risanatrici, il nutrimento delle creature, e la custodia del riposo delle anime dei morti. Per analogia, inoltre è protettrice di tutte le creature forti e amanti della vita selvaggia, sportiva, dell’immersione nella natura, di chi ama correre e saltare, viaggiare o intraprendere un cammino (anche spirituale), di chi è forte e indipendente, di chi possiede uno spirito indomito.

Purtroppo non è rimasto niente degli antichi miti a lei connessi, tanto che addirittura sembra che il suo culto non avesse misteri speciali (pur essendo molto popolare), ma anche se le fonti storiche del suo culto passato sono perdute, non è difficile capire QUANDO ci può essere vicina: in tutte le donne esiste una creatura selvaggia e forte, molto potente anche se sommersa, che aspira a correre nel vento libera, annusando i profumi dei fiori. E in tutti gli uomini c’è una potenza serena e costante, una forza pacifica, tranquilla e invincibile nascosta sotto gli strati culturali.
Queste creature, piene di energia senza stress, che vivono profondamente sotto la nostra pelle di tutti i giorni, devono molto a Epona e da lei sono nutrite: a lei il potere di farle emergere!
Con la rinascita di interesse nella “Vecchia Religione”, le basi per la nuova religione Wicca poste da Gardner nello scorso secolo e la relativa rivalutazione del divino al femminile, Epona potrebbe cominciare a riemergere dalle ombre riprendendo il suo legittimo posto nella nostra spiritualità, dopo gli anni di esilio che sono stati riservati a tutte le divinità più antiche.


La meditazione
Per avvicinarsi a Epona il modo più efficace è di cercare un maneggio; ormai ce ne sono quasi dappertutto (ma cercatene uno dove i cavalli siano amati e bentrattati!).
Generalmente i visitatori sono ben accetti, se educati. Dopo qualche visita non vi sarà difficile accarezzarli: il senso iniziale di timore sarà superato dall’attrazione per la loro quieta bellezza, mentre sono nei box, a riposo e sporgono la testa curiosi di voi.
Offrite loro delle mele. Abbracciatene uno, meglio se femmina, sentite la flessibilità del suo collo, la forza immensa e dolce dei muscoli. State in ascolto. Guardate i suoi occhi dolcissimi e profondi, invocate su di voi il suo spirito: la potenza di Epona.
Magari continuerete così per altre visite, magari vi verrà voglia di concedervi una lezione e di montarlo…

In alternativa, se non c’è maneggio o avete timore insuperabile dei grandi animali, concedetevi una bella corsa a piedi in un prato, saltellando come quando eravate piccoli, nitrite, sbuffate, saltate, scalciate, mettetevi al trotto e al galoppo… sentitevi liberi e selvaggi, forti, sudati e felici!

Neanche questo vi convince?
Allora vi regalo una poesia:

Dove nel vasto mondo c’è aristocrazia senza arroganza?
Dove l’amicizia senza l’invidia?
Dove la bellezza senza vanità?
Qui dove la grazia si accoppia con la forza,
e la violenza viene domata dalla dolcezza.
Il regno del cavallo



Il mito
Nessun vero mito di Epona è sopraggiunto a noi. Secondo una leggenda pare che fosse la figlia di una cavalla e di un uomo e che, diventata dea, poteva ammettere la forma umana o quella equina indifferentemente.
Il suo cavallo era magico poiché, per quanto il suo passo apparisse lento e regolare, i cavalli più veloci non erano mai in grado di raggiungerlo e magica era pure la sua cornucopia, simbolo di fertilità e prosperità, che elargiva nutrimento senza mai svuotarsi.
Nel mondo latino a volte era nominata nella forma plurale “Eponabus”, che sembra essere un'indicazione di appartenenza al gruppo delle “dee triplici”.

Le interpretazioni di Epona oggi sono dissonanti: qui di seguito due estratti da interessanti articoli che pongono due versioni differenti:

Una donna “macha”, manifestazione di Epona…?
Un estratto da:
Antenate mitiche, guerriere e maghe: i Celti d'Irlanda
Il mito di Macha, di Luciana Percovich

Macha vuol dire potente - contiene la radice indoeuropea mah - ed è una manifestazione di Epona; in lei troviamo la sintesi del potere femminile di generare e la sintesi della forza e della velocità del cavallo. Quindi ha in sé l'elemento che possiamo leggere come più antico e l'elemento importato indoeuropeo. La sua storia ha quattro momenti.
La prima volta che si manifesta è quando la foresta copriva tutta la terra e allora arriva Macha e con la sua ascia - vien da pensare all'ascia bipenne cretese - pulisce il terreno per far pascolare gli animali e far crescere il grano: non tanto quindi una dea creatrice ma un'antenata mitica che prepara le condizioni perché il suo popolo, il suo clan possa prosperare.
Più avanti nel tempo, sulla terra che lei aveva ripulito e preparato …

Nella sua quarta apparizione, l'ultima, decide di tornare come una povera contadina e mentre gira in cerca di ospitalità la accoglie nella sua casa un giovane vedovo, Crunnchu. Le offre da mangiare e allora lei si dà da fare in casa, riordina, sistema e lui le dice che bello avere di nuovo qualcuno in casa che mi fa da mangiare e mi tiene le cose a posto e le propone di restare con lui e di sposarsi. Lei accetta perché sta bene con lui, è simpatico e gentile, passano giorni come istanti, ma un certo punto lui vuole un figlio.
Macha accondiscende ed il suo corpo diventa grosso di nuova vita. Nonostante il pancione, la vede muoversi con tale agilità e soprattutto correre come se i suoi piedi non toccassero terra. Proprio a questo punto gli capita di dover andare a corte per certi affari suoi, e là dopo aver bevuto quattro cinque sei birre comincia a vantarsi di questa moglie così incredibilmente agile e veloce che, dice lui, sarebbe sicuramente in grado di battere i cavalli del re.
La corte è quella del re dell'Ulster, nel nord dell'Irlanda. Una parola tira l'altra, un bicchiere tira l'altro, scommettono e lui scommette la sua testa che Macha saprà vincere i cavalli del re. Torna a casa e deve dire a Macha in quale situazione l'ha messa. Macha non crede alle sue orecchie, teme per il figlio che ha in grembo, chiede di rinviare. Ma non è possibile, ne va della sua vita. Allora lei va dal re dell'Ulster sperando che la gente a corte, vedendola in quelle condizioni, la rimandi indietro, ma invece la gente cresce di numero, sono già più di mille e tutti ridono e sghignazzano, e volano le scommesse e i boccali di birra. Conchobar, il re, offeso dall'ardire di chi ha osato mettere in dubbio la superiorità dei suoi cavalli, dà il via alla corsa.
Coi suoi bronzei capelli d'ambra che ondeggiano nel vento come una criniera, Macha taglia per prima il traguardo. Ma subito casca per terra e partorisce due gemelli; e mentre li tiene in braccio, uno da un lato e uno dall'altro, lancia una maledizione terribile su tutti gli uomini dell'Ulster per il loro orgoglio e la loro insensibilità: per nove volte nove generazioni - il numero più magico che c'è - avrebbero sofferto tutti come nelle pene del parto. E detto questo gira loro le spalle e coi gemelli abbandona per sempre l'Ulster.
Voce profetica per la storia successiva dell'Ulster, dove sembra che la maledizione di Macha ancora oggi non sia finita.


FONTI:www.ilcerchiodellaluna.it

Dalla Saggezza diDeboraSelma

Benedizioni )O(

Visto la mia passione per i Celti, la loro magia e il loro Pantheon cercherò di dare il contributo su questo “settore”.

La maggior parte delle informazioni le trarrò da “la magia dei Celti” di Laura Rangoni, libro che ho trovato dopo moltissima ricerca a Padova in una giornata di pioggia.

Scusate se il post risulterà lungo U_U

Per comprendere il pentheon dei Celti, è necessario fare una precisazione: tutto quello che sappiamo circa le divinità di questo popolo è stato pesantemente condizionato dalla cosiddetta interpretatio romana. La totalità delle fonti infatti ha semplicemente tentato di fare un parallelismo tra gli dei Celti, quelli greci e quelli romani; in questo modo però abbiamo perduto inesorabilmente l’originalità e le peculiari caratteristiche delle più note divinità celtiche.

La principale fonte per quanto riguarda il pantheon Celtico è Giulio Cesare, che nel De Bello Gallico scrive: <> (Caio Giulio Cesare, La Guerra Gallica, Milano 1997, p. 228)

Se vogliamo cercare quali delle divinità de Celti fossero più nominati dalle tarde iscrizioni funerarie e nelle fonti coeve, ci troviamo di fronte essenzialmente a due triadi: una maschile, cioè Lugh (chiamato anche Lugus, Lew e Samildanach in Irlanda) Dagda e Ogma, e una femminile, secondo alcuni interpreti riunita nella figura di Morrigan e formata dalle dee delle battaglie e della morte, cioè Babd, Macha e Nemain, che rappresentano la Grande Dea Madre Terra, sincretizzata poi in una miriade di divinità femminili e adorata in molte parti delle Alpi come Matrona.

Lugh

È la prima divinità della triade maschile, Lugh è il dio del cielo, del sole e della luce, protettore delle arti, garante della sovranità e dotato di grandi poteri magici, che poteva trasmettere ai suoi adoratori. A lui erano sacri i raccolti e veniva onorato in occasione della festa di Lughnasadh, che lui stesso aveva istituito in ricordo della madre adottiva Taultiu.

Molte sono le città a lui dedicate, ad esempio Lione, anticamente chiamata Lugdum, la spagnola Lugo….

Secondo Tacito, Lugh era il nome che i Celti davano a Mercurio, mentre Plutarco sostiene che Lugh fosse il dio del sole dei Celtiberi. Tuttavia pur assommando a sé molte peculiarità di altre divinità, Lugh non è mai un dio supremo come lo Zeus romano.

L’origine del culto pare sia da ricercarsi nella ultima età del ferro proprio per le caratteristiche intrinseche di questa divinità. Protettore degli uomini, donava intelligenza e ispirazione ed era armato di una lancia fiammeggiante e di una fionda. Il suo soprannome è Samildanach che significa <>. <> ed è il padre dell’eroe Cú Chulainn.

Dagda

È la seconda divinità della triade maschile. Figlio di Eladu, la Conoscenza, è dio dell’abbondanza, ma anche capacità guerriere. <> (Riccardo Taraglio, Il Vischio e la Quarcia, Torino 2001, p. 197)

Padre di Brigit, dio della terra e protettore del latte, dei raccolti e del bestiamo, <> e delle alture, era detto anche Eochaid Ollathir o Grande Padre e possedeva un enorme calderone pieno di cibo per coloro che lo incovacano. Era inoltre il dio del tempo, della guerra, della scienza e della magia. Era assimilato a Giove e identificato con Taransi.

Il suo nome deriverebbe da dago-devo, che significa <> e anche <>.

Insieme a Lugh combatte i Femori usando la sua micidiale clava, che però aveva anche caratteristiche positive. Non si trattava infatti solamente di un’arma atta ad offendere ed a uccidere, ma possedeva la qualità magica di ridare la vita.

Ogma

Protettore del Popolo della Dea, a lui erano offerte le armi dei nemici al termine delle battaglie. Pur essendo un temibile guerriero, armato di una pericolosa mazza, è considerato il dio dell’eloquenza.

La sua origine è tragica: egli infatti è il frutto dello stupro di Eithne da parte del re dei Femori Elatha. Per questo motivo egli assomma in sé gli opposti, la luce e l’ombra: se da un lato è un dio generoso e gentile, a volte ha momenti di ira e violenza.

Pare sia stato protettore dei bardi e inventore dell0ogham, alfabeto sacro in grado di unire umano e divino.

Esistono diverse versioni di questo alfabeto: in quella più antica era formato da numerose linee verticali sulle quali erano incisi dei tratti obliqui e orizzontali.

<>

Dalla Saggezza diArianhord

Benedizioni )O(

Eccomi qui dopo tanto tempo. Chiedo scusa per il ritardo con cui posto la seconda parte degli dei Celtici, ma ho passato un gran brutto periodo e grazie alla Dea ora sta finalmente passando e lentamente sto tornando alle normali attività.

Come sempre le mie informazioni sono presi dal libro della Rangoni, La magia dei Celti, ma vi consiglio anche il libro di Riccardo Taraglio, il Vischio e la quercia, che parla della spiriutalità celtica nell'Eurpos druidica.

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Tra la popolazione celtica una delle manifestazioni della Dea Madre era Dana, protettrice della terra e della fertilità dei campi, la protettice della fertilità e dell'abbondanza. Era considerata la Madre di molte dee, ma la sua identità e il suo stato non erano chiarmaneti definiti.

La Dea si manifesta nel principio femminile che genera e governa il mondo, che conserva e distrugge in una eterna danza. La figura delle Tre Madri nella tradizione europea si trova in tutte le aree: <>. (Margarete Reimschneider, La religione dei Celti. Una concazione del Mondo. Milano1997)

Morrigan

Secondo alcuni studiosi è la dea suprema del pantheon celtico ed è identificabile con la Grande Madre. Morrigan significa <>, ma anche <> ed è la più adorata dagli uomini e dalle donne perchè rappresenta la forza vitale.

Morrigan è una potente divinità guerriera che incarna la violenza, il massacro, la sete di sangue e di vendetta che sopravvive nella Leggenda della Fata Morgana. E' la Dea della morte, della sensualità, della guerra e della fertilità.

Il suo nome significa <> perchè vedere Morrigan vuol dire morire.

La caratteristica principale di Morrigan è il suo essere signora della magia: è lei che lancia incantesimi sui campi di battaglia e può, tramite atti magici, cambiare le sorti della guerra e della vita di tutti coloro che la invocano.

La triade Morrigan, formata dalle dee Macha (che trasposta le anime dei morti in battaglia), Babd (che appare sotto forma di corvo durante le battaglie) e Nemaiu (o Nemain che provoca la furia dei guerrireri e scatena il panico), rappresenta le Dee della guerra.

Macha

Questa Dea una regina guerriera che costrinse i figli dei suoi nemici a costruire la vecchia capitale di Uster, Emain Macha. Era anche una Dea Madre ed era considerata la divinità dei giochi e delle feste.

Macha vuol dire <> in lei troviamo la facoltà femminile di generare e la sintesi della forza e della velocità del cavallo e secondo alcuni studiosi è uno degli aspetti di Epona.

Babel

Il suo nome significa <>, ma anche <>. La si vedeva volare sotto forma di corvo in cerca di carogne da divorare. A volte assume anche l'aspetto di una lupa grigia o di un'orsa e la sua principale caratteristica è la capacirà di trasformarsi.

Vederla significa sapere che è giunto il momento della propria morte. E' una Dea pericolosa che spinge a fare gesti inconsulti.

Nemain

<> e <> questi sono i significati del suo nome. Ha come compito quello di lanciare tremende urla e provocare il panico tra le schiere nemiche. A volte si trasforma in gufo e sorvola i campi di battaglia, provocando il desiderio di gettarsi nella mischia cercando così la morte in battaglia.

Nella magia celtica si invoca quando ci vuole difendere da qualcuno che ci nuoce o si vogliono sbaragliare i propri nemici.


Dalla Saggezza diArianhord

Eccomi con la terza parte. Come sempre la mia fonte è "La Magia dei Celti" di Laura Rangoni e questa volta anche da "Il Vischio e la Queria" di Riccardo Taraglio che vi consiglio se siete appassionate di Celti e Druidismo.

Scusate la lunghezza come sempre....

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Il Popolo della Vecchia Quercia riconosceva e onorava la potenza della Grande Madre e per questo motivo tutte le figure divine che venivano evocate erano dee.

Arianrhod

Era la Dea della Luna e del Destino. Secondo il mito abitava nel Caer Arianrhod (il suo castello dove venivano condotti i morti) che era la Corona Borealis e il suo nome significa "ruota d'argento", la stessa che sanciva la rinascita. Maga, iniziatrice e signora del destino, è la Dea della Luna Piena ed è la potente figlia della Dea Madre Dana. E' un antica Dea del destino, e secondo alcuni commentatori rappresenta un aspetto della potente Cerridwen.Come iniziatrice è stata maestra di molti eroi.
Simbolo di ispirazione e divinazione.

Branwen

Figlia di Llye, era sorella di Bran Vendigeit, il Dio eroe che possiede un calderone in grado di ridare vita ai guerrieri caduti in battaglia. Questi concede al Re d'Irlanda Matholwch in sposa Branwen, che è la donna più bella del mondo e il cui nome significa "dal bianco seno". E' una delle tre grandi regine che sorreggono il destino del mondo, quindi è potentissima. Il re, suo sposo, la maltratta e la tiene prigioniera, la Dea decide allora di chiedere aiuto al fratello e invia uno dei suoi messaggieri: uno stormo di corvi. Bran organizza un esercito e parte per liberare la sorella. Secondo la tradizione gallese, una volta libera, Branwen fugge dal mondo e si rifugia nelle profondità di un lago incantato: per questo secondo alcuni commentatori la sua figura ritorna nella Saga Arturiana come Dama del Lago.

Brigid/Brigit

E' la potente figlia di Dagda, Dea delle arti e dei mestieri, protettrice dei poeti, dei fabbri e dei medici, della dea della cultura, dell'inspirazione e della guarigione. Imbloc (il primo Febbraio) era la sua festa. Ha una triplice natura: Dea della poesia (ispirava i bardi), Dea della lavorazione dei metalli (insegnava agli uomini a divenire fabbri) e dela della guarigione (proteggeva e aiutava chi si occupa di medicina).
Era strettamente associata al fuoco.
Brigit fu venerata anche come Dea della fecondità ed era invocata per la nascita dei bambini e per la maternità. Le donne infatti gettavano nelle sorgenti delle offerte per chiederle il dono di una gravidanza e la invocavano nel momento del parto perchè rendesse breve il travaglio.

Ceridwen

Dea della fertilità e della natura e colei che personifica le diverse fasi della vita: la creazione, l'apoteosi dell'abbondanza, la decadenza e la trasformazione.
Il suo nome significa Porta Divina ed è il passaggio attraverso il quale si può raggiungere la conoscenza suprema e unirsi al divino. E' la Dea del calderone della saggezza, che conteneva una pozione denominata greal e ottenuta da sei piante magiche. Chi la beveva aveva l'accesso alla conoscenza e alla saggezza del mondo.

Epona

Detta la "Grande Cavalla",e ra considerata la Dea degli equini e la protettrice dei cavalieri. Era la protettrice delle giumente e dei puledri e sovraintendeva sia alle nascite che alle morti, accompagnando nell'Altromondo i defunti. Era inoltre patrona dei cavalieri, dei palafrenieri, dei conducenti di carri e dei viaggiatori.

Rhiannon

Gallese, è la regina del mondo dei morti, ma viaggia anche sulla terra in groppa al suo cavalla bianco ed è accompagnata da tantissimi uccelli è in grado di risvegliare i defunti e riportarli in vita, di far addormentare i vivi e lenire le loro pene.

Kernunnos (o Cerununnos)

Divinità crorniforme, signore di tutti gli esseri viventi, era considerato il protettore della fertilità ed era generalmente raffigurato seduto con le gambe incrociate. Nella mano destra tiene il torque simbolo del potere e in quella sinistra un serpente con testa ri ariate. E' sicuramente il più potente signore degli animali:
Questo Dio è strettamente legato alla magina intesa come unione con le misteriose forze della Natura ed è considerato un intermediatore tra divintià ctonie e celesti.


Dalla Saggezza diArianhord